Oddio, non ho sbagliato

Dopo aver pubblicato il post “Marx a Montespertoli” ho ricevuto davvero tante telefonate, email e strette di mano di apprezzamento. Tante. Ma la cosa che più mi ha rallegrato (senza nulla togliere agli altri, che ringrazio perché gli apprezzamenti sul succo dei propri pensieri piacciono a tutti) è che molte di queste persone sono proprietari di o lavorano in aziende agricole di piccole dimensioni. Aziende che, quindi, presentano ridotte capacità economiche e intrallazzive da non rientrare negli interessi delle amministrazioni che fino a oggi hanno “investito” cifre immani nella valorizzazione del vino. Aziende che si ritrovano solo marginalmente a essere interessate dagli investimenti profusi negli ultimi 15 anni. Sì perché per poter godere dei vantaggi derivanti dagli sforzi dei nostri amministratori bisogna avere i soldi e, quindi, ne gode solo chi i soldi li ha già. Una cosa già sentita, vecchia come il mondo: i soldi li prende chi ce li ha già.
Ho ricevuto anche delle critiche. La prima è quella della signora Eli che ha avuto da dire non sulle riflessioni generali ma sulla mia critica marxista che, ammetto, era banale. Ci sono state poi un paio di persone che mi hanno proposto la loro lettura dello sviluppo del paese (che passa e passerà dallo sviluppo del settore viti-vinicolo e “tutti ci dovrebbero essere riconoscenti”), senza però ascoltare eventuali mie repliche. Poi, ci sono stati un paio di fessi che non hanno criticato ma hanno sentenziato alla maniera che più piace agli ignoranti che credono di aver capito tutto perché hanno sempre vissuto da lacchè con le spalle coperte dal capo, dal quale hanno preso per buone anche le idee piuttosto che elaborarne delle proprie: “ma come si fa a dire queste cose, uun professooore”. A questi lacchè di provincia consiglio di continuare a trattare con quegli eventuali miei colleghi compiacenti che, prima che professori, sono squallide pedine politiche. Ma ne troverete sempre meno, ci vuole classe anche a fare i lacchezzi. Meglio continuare con i vari professionisti privi di etica che al posto del curriculum vitae presentano la tessera di partito. L’autoreferenziazione politico-amministrativa-aziendale funziona ancora.
Ma, nonostante i biasimi provengano da persone prive di capacità critica, dialettica e soprattutto prive di etica voglio provare a fare ammenda come essi mi chiedono. Nel post precedente ho fatto alcuni conti che i miei detrattori, anche se scompostamente, hanno criticato. Allora provo a rifarli con maggiore accuratezza e dopo essermi documentato.
Le famiglie che godono di tutti gli sforzi finanziari del comune nel settore viti-vinicolo non sono una ventina, ma una trentina. Però, secondo i miei detrattori, non devo considerare i circa 15 amministratori che hanno fatto turismo eno-gastronomico perché, andando dove sono andati, non ci hanno campato la famiglia, ma si è trattato di eventi. Nelle banche che operano nel capoluogo e nelle frazioni ci lavorano meno di 5 persone, meno di quante ne avevo indicato la volta scorsa. Alla COOP si parla di una ventina di persone. Ai costruttori, in effetti, dovrei aggiungere tutti coloro che operano nel settore edile, quindi non 20-30 imprese ma 50-60. Aggiungo un 25 persone impegnate a vario titolo in imprese varie. Passo al totale, per il quale, sempre secondo i miei detrattori, devo considerare i familiari, anch’essi fra coloro che godono degli sforzi nella promozione del vino (anche se l’avevo fatto). Dunque, per un totale di circa 140 famiglie, considerando 3 persone a famiglia, abbiamo un totale di circa 420 persone.
Sono però necessarie alcune considerazioni. Intanto, per prendere questo dato per buono, bisognerebbe che in ogni famiglia lavorasse solo la persona beneficiata dal vino, cosa forse vera per le famiglie proprietarie di azienda ma non per le altre dove, nella quasi totalità a lavorare sono entrambi gli adulti. Per tale motivo, sono da sottrarre almeno 110 persone; non sottraggo il figlio che per metà è sostenuto anche dall’altro genitore. Poi, bisognerebbe ritenere che banche e imprese di vario tipo non sarebbero nemmeno sorte se non avessimo promosso il vino, cosa della quale credo sia possibile dubitare. Qui però diventa difficile perché dovremmo sottrarre la spinta costruttiva alla promozione vinicola, cosa non facile. Cautelativamente e riferendosi a situazioni in essere negli anni ‘70, credo sia possibile eliminare almeno un 25% dal totale escluso le famiglie-azienda, per un totale di circa 80 persone. Alla fine il totale da sottrarre è di circa 190 persone, per un definitivo totale di baciati dal vino di circa 230 persone. Su una popolazione di 12700 persone, la percentuale di beneficiati è del 1,81%. La volta scorsa avevo riportato “poco più dell’1%”. Non avevo sbagliato di molto.
Ora, se volete criticare, primo studiate un po’, compreso le condizioni del paese che pretendete di amministrare, poi parlate. E poi tirate fuori motivi validi che consentano al 98,19% della popolazione di continuare a credere che è giusto pagare le tasse a favore di quei cittadini che fra le loro capacità annoverano quella di aver ereditato aziende e soldi. A noi che dobbiamo campare la famiglia con il sudore della nostra fronte o la spremitura della nostra mente dei discorsi bofonchiati fra i denti non ci interessa più molto. Eli, così va meglio?
Non che non mi sia accorto, ma ho volutamente evitato di menzionare che per beneficiare l’1,81% dei nostri concittadini abbiamo dovuto sopportare un vigneto impiantato sulla vecchia discarica delle cave, lo scempio di strade vicinali che avevano contribuito al fiorire della civiltà toscana, la chiusura di fonti di acqua e pozzi che avevano fatto del nostro territorio uno di quelli a più elevata bio-diversità, la soppressione di biotopi e geotopi che la comunità scientifica di tutto il mondo conosceva e aveva studiato a partire dagli anni ’50, la scomparsa illegale di boschi di cipresso per far posto ai vigneti, l’illegale sbancamento di cigli e collinette per l’impianto di vigneti e oliveti, la soppressione delle regimazione idraulico-agrarie che ci avevano reso famosi in tutto il mondo fin dal 1770 quando proprio da queste parti furono inventate e avevano permesso al territorio di conservarsi (con conseguente maggior vulnerabilità all’erosione e alle inondazioni di gran parte del territorio), la rettificazione delle aste fluviali per non minacciare i vigneti (con conseguente scomparsa di gran parte della fauna fluviale e di luoghi fluviali come i tonfi che avevano “rallevato” intere generazioni di montespertolesi).
Infine, dato che a ogni piè sospinto celebrate Lorenzo Milani, mi permetto ricordare che proprio a lui si deve una riflessione di importanza rivoluzionaria: l’obbedienza non è più una virtù. Era la fine degli anni ’60 e Egli intendeva l’obbedienza militare. Mai avrei pensato che nel 2007 avremmo parlato di obbedienza al partito. E al business.
Giuseppe Corti
11 Luglio 2007 alle 13:39
Devo riconoscerti fra le altre doti quella della pazienza, da vero professore. Quello che dici, anche per come lo dici (complimenti), appare ancora più evidente di quello che traspare dalla realtà. Eppure ci sono delle teste di legno così dure che neanche il tarlo riesce a scalfire.